Perdendo tempo precipitando

18 Lug

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Scalavano assieme una montagna, quando a un certo punto lei gli lasciò la mano e lui cadde nel vuoto. Avvertì in primo luogo un senso di incommensurabile affetto, che presto avrebbe lasciato il posto alla cruda realtà. Precipitando per molti metri, non smetteva di chiedersi il perché di quel gesto; se in qualche modo avesse potuto prevederlo, se fosse stato possibile tornare indietro… evidentemente, no. Non si recupera una caduta da quell’altezza. Non avendo altro da fare in quei pochi ultimi attimi, avvitandosi su se stesso precipitevolissimevolmente tornava a chiedersi quale sarebbe stata la direzione che lei avrebbe scelto; certo sarebbe salita verso l’alto ancora per un poco. Egli invece scendeva, scendeva, e non per sua scelta. Ora avvertiva se stesso come un inutile peso di cui avrebbe voluto liberarsi… ma non poteva.

La terra si avvicinava a una velocità sempre maggiore e le cose del mondo si ingrandivano e diventavano sempre più chiare ai suoi occhi. Ipotizzò, non avendo altro da fare, che la capacità di distinguere bene le cose si fosse offuscata durante la salita, che evidentemente aveva dato qualche affanno. Perse il poco tempo che gli restava ipotizzando come sarebbe potuto andare se solo avesse scelto un percorso diverso, se solo foss…

Marocco (con Annotazioni)

26 Gen

EUR 2,99

«Ci dirigemmo dunque tutti insieme, girando intorno alla città, verso la riva del mare. Ah! se m’avessero visto, in quel breve tragitto, l’Ussi e il Biseo! Quanto dovevo esser pittoresco io, rappresentante d’Italia in groppa a una mula, con una sciarpa bianca attorcigliata intorno al capo, seguito dal mio stato maggiore composto d’un cuoco in maniche di camicia, di due marinai armati di bastone e d’un moro stracciato! O arte italiana, quanto hai perduto!». Acquista su: Acquista su Google play Acquista su Amazon

Questo è il libro che ha consentito a molte generazioni di conoscere i paesaggi dell’Africa, le carovane nel deserto, l’islam e i guerrieri berberi a cavallo. Non solo, De Amicis tratteggia nel suo viaggio in Marocco l’identità dell’Italia postunitaria e descrive curioso gli usi e costumi esotici di Tangeri, Fès, Meknes, Marrakech, il grande fiume Sebou etc.

La presente edizione è assai preziosa, in quanto l’unica con sessanta note esplicative, non presenti nell’edizione originale. Inoltre è stata condotta una meticolosa ricerca degli appellativi attuali dei luoghi e dei personaggi citati, per avvicinare Marocco al lettore contemporaneo. Completa questo sforzo editoriale una ricostruzione geografica del viaggio, da Tangeri a Fès e ritorno.

Radio pattuglia della Polizia (con Annotazioni)

15 Gen

Radio pattuglia della Polizia

 

Primo volume della collana Nuovi graffiti, tratti in salvo. Dedicata alla riscoperta delle edizioni illustrate.

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La casa editrice Nerbini di Firenze nel 1935 importò dall’America la serie illustrata Radio Patrol pubblicandola in principio come supplemento al giornale «L’Avventuroso», poi ad altri periodici. La serie era stata diffusa in America solo un anno prima e aveva già ottenuto un grande successo. Era il tempo delle produzioni editoriali a tema poliziesco, soprattutto come reazione alla crisi del ‘29 e al dilagare del gangsterismo e della criminalità. In particolare Radio Patrol presentava personaggi comuni dai tratti eroici, poiché il nuovo senso civico sarebbe dovuto nascere anzitutto dai cittadini, di principi sani e con una salda fede nella giustizia. Tuttavia non sempre la Polizia avrebbe aiutato i caparbi protagonisti di queste strisce, che in numerose occasioni avrebbero dovuto contare unicamente sulle proprie capacità. Da rilevare come l’individualismo civico e solidale espresso in Radio Patrol mal si accostasse allora all’etica e alle direttive fasciste dello Stato nazionale totalitario, tra l’altro innervato da un diffuso antiamericanismo di regime. Del resto l’editoria fiorentina ha sempre saputo distinguersi per autonomia culturale durante il Fascismo.
Non ho voluto correggere i numerosi refusi nel testo, testimoni vivi di un tempo passato che ancora scorre sotto pelle.

Si combatte la barbarie con la conoscenza, e una buona didattica.

10 Gen

«Io credo che intanto abbiamo un impegno: non accettare la posizione dei commentatori europei che hanno tante risposte certe (e spesso inutili), ma incominciare a porci delle domande, fare dei distinguo, avere dubbi (A. Celestini)».

L’Università deve educare al pensiero critico, unica alternativa alla violenza. Serve conoscenza per apprendere sia la consapevolezza di sé sia la tolleranza per l’altro da sé, non abbiamo urgenza di prese di posizione, decisionismo, scegliere da che parte combattere.

Mi riferisco al recente intervento del rettore dell’Università di Parma Loris Borghi in merito alla strage di Parigi, nel quale invoca lo «strumento» della cultura della libertà contro «i freddi tagliatori di teste». Poco importa che non vi siano legami tra gli attentatori di Parigi e le esecuzioni dell’Isis.

Ciò che il Rettore indica come il «diritto alla parola libera» dovrebbe corrispondere a un diritto all’informazione, perché sennò si parla tutti e nessuno ascolta. Viviamo in un Paese dove (secondo Reporters sans frontieres) la libertà di stampa è inferiore a Stati come Niger, Botswana, Ghana. Si potrebbe notare che tra le Nazioni con maggiore libertà di espressione solo una piccola minoranza è di fede cattolica.

Sarei allora assai curioso di indagare sulle fonti del Rettore, che nel proprio intervento si spinge a sostenere che l’etimologia del termine religione deriverebbe dal legame che questa stabilisce tra gli uomini. Non è così. Il legame tra gli uomini è politica. La religione stabilisce un legame tra l’uomo e Dio. Sempre che si possa ricondurre al verbo legare, e non a quello di eleggere, che darebbe ulteriori interpretazioni.

Pare che la (re)azione proposta da Loris Borghi sia stimolare gli studenti del Corso di Giornalismo a trattare l’argomento sul sito ParmAteneo. Non è questa la funzione di un Rettore. Sarà invece il direttore Luigi Allegri a dare indicazioni ai giornalisti, sempre che non si vogliano educare gli studenti all’italian way: il giornalista scrive ciò che gli chiede l’editore.

Il ruolo del Rettore è invece quello di garantire un percorso di studi formativo, possibilmente professionalizzante. E invece secondo le classifiche del «Sole 24 ore» l’Università di Parma è agli ultimi posti in Italia per qualità dei dottorati, sotto Reggio Calabria, Urbino e Cagliari. La peggiore università dell’Emilia-Romagna. Però le rette universitarie sono fra le più care (fino al 2012 erano le più care d’Italia) e la didattica è ancora infettata dall’ignominiosa questione del nepotismo fra professori (Parentopoli universitaria).

Luttazzi

«Grazie alla rivoluzione francese, le adultere occidentali non vengono lapidate (però finiscono su “Novella 2000”: questo, per alcuni, è progresso» (D. Luttazzi).

Non si ha motivo di considerare «il Sole 24 ore» un giornale “ostile”. Ad ogni modo basta osservare la classifica internazionale dell’Academic ranking of world universities: l’Università di Parma è a livelli infimi, molto dopo Belgrado (Serbia), Szeged (Ungheria), Pohang (Sud Corea), King Saud (Arabia saudita) e molte altre. Anche in questa classifica non compaiono ai primi posti Nazioni cattoliche, forse è una coincidenza.

Di queste cose dovrebbe occuparsi il Rettore, non di dettare gli argomenti ai giornalisti. Se li vuole liberi.

Il titolo dello scritto di Loris Borghi L’Università di Parma contro la barbarie è quindi del tutto azzeccato, ma siamo sicuri che la cultura arretrata e incivile a cui sentiamo il dovere civico di opporci non sia, tante volte, la nostra?

Un bel regalo

23 Dic

I drammi del NataleQuest’anno ho scelto di non fare regali e quel che avrei speso l’ho devoluto a Medici con l’Africa (certamente, vi invito a fare altrettanto), che si occupa da tempo delle gravi condizioni di salute in tanti Paesi dell’Africa. Un caro amico da anni lavora per loro, so che i miei soldi arriveranno per davvero a destinazione e so che il cambio di valuta renderà la mia donazione ancora più importante.

Così, evito di regalare un pessimo maglione.

Però un regalo lo faccio comunque… Si tratta di un breve e divertente racconto di Ghislanzoni, scritto in occasione del Natale, che potrete leggere gratuitamente in [PDF] [EPUB] [MOBI].

Spero davvero che vi piaccia. E che si possa costruire, ciascuno a suo modo, un anno migliore.

FdB

LEGGI GRATIS, ADESSO!!

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Drammi intimi (di Giovanni Verga)

13 Dic
Drammi intimi

EUR 1,00

«E quei poveretti? E se si sfascia l’argine? E il grano? E la casa? E il mulino? E come farete, babbo, senza di me?».
«Una cosa da far compassione alle pietre», conchiuse il Moccia, a vederla andarsene così, in mezzo a quella rovina».

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Quando nel 1894 fu pubblicato Drammi intimi Giovanni Verga ne rimase profondamente deluso, tanto che decise di introdurre notevoli modifiche a due sue novelle e ripubblicarle nel 1891.

La presente edizione, unica e originale, ripubblica i Drammi intimi del 1894 con le modifiche introdotte successivamente e inoltre aggiunge in appendice un utile confronto tra il testo originale e quello riveduto dall’Autore, per lasciare al lettore la possibilità di comprendere il senso delle variazioni introdotte da Verga.

Il testo è inoltre curato con alcune note per una migliore comprensione dei termini e dei costumi dell’epoca.

Libro allegro (di Antonio Ghislanzoni)

4 Dic
Libro allegro

EUR 1,00

«E tu, Gaudenzi, preferisci le bionde o le brune?».
«Le brune, diamine!… mia moglie è bionda».

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Questo libretto leggero raccoglie pochi brevi racconti, un’operetta “semi-seria” e alcuni ironici aforismi di Antonio Ghislanzoni, librettista d’opera (versificò l’Aida di Verdi) ma anche baritono, impresario, giornalista, poeta e scrittore. Tra i più importanti della propria epoca, un vero bohémien internazionale, tra i più autentici fra gli autori della scapigliatura milanese, tra i primi della letteratura fantascientifica italiana.
Le prose umoristiche qui riportate dipingono con irriverenza la società borghese del tempo, con caricature e frequenti riferimenti culturali, specie all’ambiente operistico e politico.
Questa edizione è l’unica completa di note per una migliore comprensione del testo, revisionato e corretto a beneficio del lettore.

L’innamorata (di Contessa Lara)

4 Dic
L'innamorata

EUR 1,00

Senza esser troppo alta, ella si slanciava arditamente con tutta la persona diritta sulla groppa del cavallo: il gonnellino leggero di veli, che le serrava la vita, lasciava ignude le belle braccia di un bruno dorato, svelte e rotonde come l’anse di un’anfora antica. La capigliatura disciolta le si svolgeva come un tenebroso torrente fin sulle caviglie dei piedi piccoli e mobili, calzati di scarpine rosee che si agitavano fra l’abbondante criniera del cavallo, come due farfalle sull’erba. In mano teneva, invece del frustino, un ventaglio.

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Il più noto romanzo di Evelina Cattermole (poetessa, scrittrice, giornalista), alias Contessa Lara, tra le più intriganti donne letterate di fine Ottocento. Ritratto della media borghesia italiana dell’epoca segnato da una penna sensibile e irrequieta, L’innamorata è la storia di una donna assolutamente devota al suo amante eppure del tutto protagonista della propria vita. A distanza di più di centoquarant’anni, il romanzo è qui riproposto e ampliato con alcune note per una migliore comprensione dei termini e dei costumi dell’epoca.
Nella celebre Storia della letteratura italiana di Cecchi e Sapegno si dice di lei: «… questa poetessa meritevole di una certa rivalutazione, raggiunge un’individualità stilistica non comune, quando colloca sullo sfondo decorativo degli interni esoticizzanti la nuda semplicità di poche parole d’amore, ricalcate sul gergo dei romanzi passionali, ma gonfie ‒ appunto perciò ‒ di una audace, elementare sensualità».
E si chiede Aldo Grasso: «Chi era Lara? Una contessa del bric-à-brac erotizzante per signore bene del tempo, un’eroina della nuova libertà femminile gratificata da amanti prestigiosi o la sventurata prigioniera di una scrittura che, a volte, si intreccia spudoratamente alla vita?».

Mesmer e il magnetismo (di Angelo Mosso)

4 Dic
Mesmer e il magnetismo

EUR 1,00

«Franz Anton Mesmer, che tentò fondare una nuova filosofia della Natura, che mise in evidenza alcuni fenomeni singolari che può presentare il sistema nervoso, e dimostrò colle sue esperienze quanto sia instabile l’equilibrio della ragione umana e quanto sia cieca la credulità del pubblico».

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Franz Anton Mesmer (1734-1815) fu un medico assai controverso per le proprie tesi, all’epoca del tutto innovative. I suoi studi sul magnetismo lo resero il più importante precursore dell’ipnosi. Sosteneva che il magnetismo animale potesse essere adoperato per la cura di ogni manifestazione della malattia.
In questo intervento del 1897 l’importante fisiologo Angelo Mosso ricorda l’importanza di «questo medico, che tentò fondare una nuova filosofia della Natura, che mise in evidenza alcuni fenomeni singolari che può presentare il sistema nervoso, e dimostrò colle sue esperienze quanto sia instabile l’equilibrio della ragione umana e quanto sia cieca la credulità del pubblico».
Mosso afferma che «se è vero come credono molti che va lentamente accumulandosi nella nostra razza la degenerazione del sistema nervoso, il nome di Mesmer sarà più venerato nei secoli futuri» e «l’alcoolismo, l’abuso degli eccitanti, il desiderio di sensazioni sempre più forti, lo strapazzo del cervello, la trascuranza della educazione fisica, preparano colla eredità patologica nuove generazioni, nelle quali sarà maggiore il numero di quelli che passano facilmente dalla veglia in uno stato di sonnambulismo improvviso».

La delinquenza nella Rivoluzione francese (di Cesare Lombroso)

4 Dic
La delinquenza nella Rivoluzione francese

EUR 1,00

«Un centinaio di sconosciuti installati al municipio con un colpo di mano notturno rovesciano uno dei poteri dello Stato, soggiogano l’altro; sostenuti da otto o novemila fanatici pervertono il corso della giustizia, impongono all’assemblea i loro capricci, che diventano leggi. Si appropriano dei tesori, a pagamento dei loro delitti».

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A Firenze nel 1896 fu organizzata la conferenza “La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l’Impero”. La presente edizione raccoglie l’intervento di Cesare Lombroso, interessato a evidenziare quanto rilevante fosse la componente criminale fra la massa rivoluzionaria.
Lombroso in questo intervento definisce la Rivoluzione francese un “delitto politico”: la massa ha istinti conservatori che, se posti in pericolo a causa di un’innovazione (artistica, politica, tecnica etc.) possono divenire violenti.
Pur definendo la rivoluzione “espressione storica dell’evoluzione”, Lombroso sostiene che in Francia nel 1789 si ebbe invece una più semplice “rivolta” che impedì una lenta e graduale evoluzione. Procede quindi con un elenco dei leader rivoluzionari, soffermandosi su Marat definito “pazzo e criminale”.
Assai interessante il capitolo “L’azione della folla”, dove Lombroso precorre il lungo dibattito sull’influenza delle masse sugli istinti primitivi dell’individuo.
La Rivoluzione secondo Lombroso riuscì infine non per l’uso della forza ma grazie alla propria nuova motivazione ideale: l’affermazione della sovranità popolare, suggerita da Rousseau, definito “delinquente e pazzo di genio”.
Lombroso dunque attualizza il tema della conferenza ricordando i pericoli per la democrazia derivanti dalla tendenza generale degli individui a seguir la massa anche quando questa è guidata da una minoranza violenta.
La presente edizione riporta alcune note aggiuntive rispetto alla precedente, e una più precisa bibliografia.

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